La critica su “Le strategie dell’oblio”

Close-up
Di queste interessanti e variegate manipolazioni rielaboratorie del passato si occupa il libro di Alessandro Izzi, un’opera che ha il merito di coniugare una piacevolissima lettura ad una notevole ambizione compilativa del materiale, che mai scade nella mera pedanteria, anzi sempre sorprende per l’attenzione e l’analisi verso molte pellicole sconosciute e/o più o meno (in)giustamente dimenticate. Come nel caso del capitolo dedicato al cinema nazi exploitation (che i tedeschi, notoriamente poco inclini a indorare le pillole, chiamano con sincera brutalità sadiconazista) interessante fenomeno di costume, antropologicamente parlando, ma piuttosto aberrante e come tale di solito relegato a poche righe, che invece in questo caso viene affrontato con attenzione quasi clinica e soprattutto con attenzione strettamente cinematografica.
Giovannella Rendi

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Libertà di Parola
Se aveva ragione chi disse che bisogna pubblicare solo i libri necessari, questo di Alessando Izzi lo è – è necessario che si approfondisca il tema spinoso e doloroso della Shoah, anche studiando il cinema che ne parla, che la racconta. Il sottotitolo di questo saggio ricorda “Percorsi e ricorsi nel cinema italiano sulla Shoah dal1945 al 2016”: completo ed aggiornato itinerario, quindi, con una vasta bibliografia e una altrettanto importante filmografia.
Giuseppe Napolitano

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Premio Lago Gerundo
La tesi del libro, come si è già detto, è estrema, ma è quest’aspetto che ne costituisce la peculiarità e la singolarità, cui però, va aggiunto, si associa il pregio di una rilettura di tutto il cinema italiano del dopoguerra, e non solo del cinema, che giustamente può far parte dei libri da collocare negli scaffali importanti, sia della storia del cinema e sia della storia dedicata alla tragicità della storia stessa intestata al capitolo della Shoah.
Cesare Milanese

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