La critica su L’attesa della notte

Ass.ne GueCi

Sullo sfondo di un registro lessicale ricco, ben strutturato e vivido, questa serie di racconti esprime una visione diversa e più “cerebrale” del genere horror. Nelle narrazioni è infatti la cupezza del messaggio sotteso a gettare il lettore in un gorgo d’inquietudine, in una subdola soggezione di fondo che l’autore tiene viva passando anche dalle più tradizionali atmosfere gotiche

Motivazioni del Premio Miglior Opera Romanzo Horror

Telefree
Paura, orrore, personaggi magnetici ed enigmatici animano le storie raccontate con saggia attenzione (nella maniera sanguigna e feconda che Izzi predilige e che incatena il lettore), mentre la realtà e la fantasia tentano un “paso doble” affidandosi all’imprevisto, al “coup de théatre”, alla magia del “vedo e non vedo”. Il sogno irrompe, il “vento riempie il paesaggio di sinistra quiete” e la scena ha spesso il “grigiore di un film in bianco e nero”. I protagonisti sono inquieti e spesso in preda a sensazioni che non riconoscono come proprie e che li spingono a porsi domande prima che a pretendere risposte. Tutto è in movimento, finanche i vampiri che, nella bara, restano vigili quando non fuoriescono e che potrebbero, invece, abbandonarsi al loro momentaneo riposo… Tutti hanno una parte nel gioco delle scatole cinesi e delle ombre. Finanche i lettori, chiamati a dare e ridare vita ai personaggi, alle ombre, ai ricordi, alle attese, alle speranze, alle supposizioni.
Sandra Cervone

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Close-up
La rabbia, l’indifferenza, l’odio perfino che conosciamo sin troppo bene nell’Italia di oggi li ritroviamo tutti nel libro di Izzi, che non si limita però a registrare la superficie degli eventi, a rendere conto dei sintomi di un male che è più profondo e che accomuna tutti i “mostri” dell’Attesa della notte: la solitudine, l’alienazione di un mondo che ha perso le sue reti di sociali e solidali di riferimento e l’orizzonte della resistenza al male in un “sonno della ragione” che parte proprio dallo scollegamento delle persone – e dei mostri che combattono la loro solitaria battaglia in ogni “movimento” del libro. Un’alienazione declinata in tutte le sue forme: l’impossibilità di creare un rapporto (Viola), quello di trovare una propria strada (L’attesa della notte), l’assenza di empatia e la solitudine della vecchiaia (Della morte e del perduto amore), il dolore della malattia mentale (La chiave per entrare) o il tradimento della famiglia stessa nei confronti di un bambino in Fuori da qui, l’unico racconto in cui i mostri ritornano a far parte di quella realtà da cui forse, in fondo, non si erano mai troppo allontanati.
Giovanna Branca

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Mangialibri
Alessandro Izzi, che ha scritto per il teatro ed è codirettore di “Close-up” assieme a Giovanni Spagnoletti ‒ che ha curato la prefazione di questo volume ‒ con L’attesa della notte ci propone dei racconti in chiave horror ma con un taglio decisamente inusuale, che molto si avvicina ai canovacci cinematografici. Gli zombie di Della morte e del perduto amore , un “andante moribondo”, escono dalle tombe, non per spaventare, ma per ripetere meccanicamente i loro ultimi gesti. E sono una moltitudine che produce, che disturba e irrita. Una fiumana di nuovi clandestini venuti a rubare il lavoro. Indifferenti a chi li critica, rivivono le loro ultime azioni grazie a una sorta di resurrezione mal venuta.
Renzo Brollo

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