Drammaturgia: Alessandro Izzi
Regia: Alessandro Martorelli
Con: Stefano Doschi, Natascia Pietrangeli, Gianluca Rossetti e Silvio Saggio.

Sinossi

Andrea, un sedicenne che vive sereno all’interno della famiglia che lo ha adottato cinque anni prima, dopo un party di compleanno, è colpito da improvvisa amnesia. Incapace a ritrovare la strada della propria identità e dei suoi affetti, il ragazzo sembra convincersi di essere quel Batman la cui maschera indossava la sera della festa. Il suo comportamento è però enigmatico, a tratti preoccupante, per cui i genitori adottivi, che nel frattempo hanno avuto la benedizione della nascita di una bambina loro, contattano gli assistenti sociali, incerti sul da farsi. Il Batman che hanno in casa adesso, infatti, sembra non aver niente a che fare col bambino che avevano trovato in orfanotrofio, li rifiuta, in qualche modo nutre nei loro confronti, e in particolar modo in quelli del padre, un’ostilità a stento repressa. Marco, l’assistente sociale incaricato di capire quali siano le reali condizioni del minore, si trova così a dover scoprire, sotto l’apparenza dimessa di una famiglia come tante, il vero motivo che hanno spinto il ragazzo a indossare la maschera del supereroe.
Ricco di dialoghi serrati e laceranti, “Solo di passaggio” conferma l’innata abilità di Izzi nel ricercare il torbido che si deposita nelle profondità dell’animo umano e nel mettere alla berlina le idiosincrasie di un pezzetto del nostro tessuto sociale sempre più alienato e alienante.

Note di regia

“Solo di passaggio” è uno di quei testi che capitano troppo poco spesso nelle mani di chi ama il teatro. E’ una storia che ti colpisce subito ed è un vero e proprio schiaffo in faccia, ma di quelli che ti aiutano a crescere. E’ stato uno stimolo e una scommessa, per me, metterla in scena con alcuni attori che hanno frequentato il TTT Lab, il laboratorio dei Teatranti Tra Tanti, e il risultato per me, è stato superiore alle aspettative. Il testo, duro e poetico nello stesso tempo, presenta la sua maggiore difficoltà nel comprendere ed entrare nelle menti dei personaggi, e nel loro modo di affrontare una situazione così particolare e delicata. Andrea, il ragazzo, ne è il fulcro, perché la sua maschera è la maschera che indossano coloro che lo circondano. Ed è anche quella che indossiamo noi, e lui ce lo ricorda in continuazione, anche quando fisicamente non è in scena. I dialoghi serrati e a volte frenetici, si alternano a momenti di stasi sospesa, in cui, attraverso la musica, ho cercato di portare lo spettatore ad una riflessione empatica con i personaggi, in modo da prenderne virtualmente il posto e farsi una propria versione di una storia che lascia molti spunti riflessione.
Alessandro Martorelli