Critica

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2017Le strategie dell’oblio, Universitalia edizioni, Roma, 2017, pag. 392 ISBN 978-88-6507-830-3                                                              

Dalla rimozione collettiva di un passato difficile persino da pensare e da immaginare, oggi il nostro cinema appare fervido di attenzione verso lo sterminio ebraico.  Eppure, questa fruizione esperienziale del ricordo della Shoah arriva ad un vero e proprio sganciamento dai fatti storici per assurgere ad una rappresentazione del male assoluto, un male metastorico che poco ha a che fare con la nostra storia italiana e le nostre responsabilità.  In questa ottica l’amnesia collettiva e la ridondanza della memoria sono due poli di uno stesso problema. L’attento e ricco lavoro di analisi e ricostruzione del cinema italiano sulla Shoah di Alessandro Izzi si pone al crocevia tra storia e memoria. Ripercorre le varie fasi storiche che corrispondono al racconto della rappresentazione della Shoah e della memoria collettiva e trova tra il silenzio del dopoguerra e la saturazione commemorativa dei nostri giorni un filo rosso comune che costituisce proprio il nucleo centrale del libro.

PREMIO INTERNAZIONALE LAGO GERUNDO “AMBROGIO DA PAULLO” – Primo Classificato
PREMIO INTERNAZIONALE “SALVATORE QUASIMODO” – Secondo Classificato


finestra sulla scena2013 – La finestra sulla scena, deComporre edizioni, Gaeta, 2014, pag. 142 ISBN 978-88-98671-00-7

In questo volume sono raccolte le recensioni degli spettacoli delle due passate stagioni di teatro organizzate dal Bertolt Brecht di Formia e precedentemente ospitate sulla pagine telematiche del sito del collettivo teatrale. Si tratta di testi eterogenei che forniscono un panorama abbastanza esaustivo dell’attività di programmazione e divulgazione teatrale nel territorio formiano, calati all’interno di un percorso di documentazione dell’attività svolta che è importante per una realtà che si avvia a compiere il suo quarantesimo anni di età.


nuovo cinema tedesco

2009 – Nuovo Cinema Tedesco, Dino Audino Editore, Roma, 2009, (con Giovanni Spagnoletti), pag. 136 ISBN 978-88-7527-067-4

Il recente successo di film come “Good Bye Lenin” o il premio Oscar “Le vite degli altri” ha riportato la cinematografia tedesca al centro dell’attenzione internazionale a circa vent’anni dalla conclusione delta stagione del Nuovo Cinema Tedesco. Molti degli autori contemporanei, infatti, attendano le proprie radici in quel movimento nato a cavallo degli anni Sessanta a seguito della Nouvelle Vague francese, quando un gruppo di giovani registi iniziò a riunirsi sotto l’egida del manifesto di Oberhausen (1962) rivendicando i fasti del passato espressionista ma orientandosi al nuovo, all’origmale, al libero. La differenza, rispetto ai colleghi francesi, stava in una dimensione politica: nel rifiutare il cinema dei padri (ma non quello dei nonni: Fritz Lang o Friedrich Murnau) i film-maker del Nuovo Cinema Tedesco rifiutavano ogni compromissione con l’eredità del nazionalsocialismo. Questo atteggiamento verso il passato si rifletteva anche nei confronti dell’identità nazionale che ogni autore cercava di costruirsi con fatica. Un rapporto di amore e odio con la Heimat, la piccola patria delle proprie radici, vissuta come, realtà dalla quale fuggire per essere liberi, ma a cui fare costantemente ritorno.


tibet hollywood

2008 – Dal Tibet a Hollywood, Aracne , Roma, 2008, pag 200 ISBN 978-88-548-2036-4

Il volume è un tentativo di analizzare il rapporto difficile e contraddittorio che intercorre tra cinema (o perlomeno tra l’idea occidentale di cinema) e buddhismo. Attraverso l’analisi delle opere di tre dei maggiori autori cinematografici viventi che hanno affrontato, da occidentali, il tema del buddhismo, Scorsese, Herzog e Bertolucci (i film presi in considerazione sono, ovviamente, “Kundun”, “Piccolo Buddha” e “Kalachakra”, cui si aggiunge anche “Sette anni in Tibet” di Annaud), l’autore costruisce un complesso affresco di interrelazioni, di rimandi, di incastri tra la filosofia buddhista e il materialismo capitalista del mondo occidentale. “L’analisi filmica quindi”, per usare le parole dell’introduzione di Giovanni Spagnoletti, “si riprende la libertà e la fantasia interpretativa che le compete, proponendo degli scenari altri rispetto a quanto di consueto si legge nei lavori di esegesi cinefila”.


Curatele

2017DC vs Marvel: Infinity War (curatela con Giovanni Spagnoletti), Universitalia editore, Roma, 2017 pag. 310 ISBN 978-88-3293-009-2

Se il precedente Comic Book movies era sintesi e summa di un percorso particolarissimo di un cinema che attinge dal mondo del fumetto storie, personaggi, idee in cerca di una nuova identità, ma senza rinunciare a se stesso, ai suoi vezzi e alle sue abitudini, il presente DC versus Marvel: Infinite War sposta, inesorabilmente il discorso in un’altra direzione. Forti anche dell’appeal della televisione da una parte e del videogioco dall’altra (due realtà che sono entrate, e non da oggi, a gamba tesa dell’agone della produzione), quella cui stiamo assistendo è una sostanziale rimodulazione del medium stesso che cessa di essere il fumetto, per diventare, paradossalmente, l’eroe stesso messo in immagine, il franchise.

Con saggi di di Mazzino Montinari, Giovanna Branca, Filippo Baracchi, Diego Altobelli, Vincenzo Sansone, Daria Pomponio, Stefano Colagiovanni, Alessandro Izzi, Antonio Valerio Spera, Antonio Pezzuto.

comic book movies2013 – Comic Book movies, (curatela con Giovanni Spagnoletti), Universitalia editore, Roma, 2013 pag. 206 ISBN 978-88-6507-406-0

Il cinema contemporaneo americano ha fame di Supereroi per sopravvivere. Se da una parte l’impiego massiccio di effetti speciali cerca di riportare, attraverso un gigantesco potenziamento della spettacolarità, lo spettatore in sala, dall’altra, il continuo incrocio di strategie comunicative negli schermi casalinghi e nella rete sembra indicare la strada per sviluppi nuovi ed originali nel contesto culturale (aleatorio?) nato dall’attuale rivoluzione digitale. Nel contribuire ad una ricognizione del nesso sempre più fortunato tra cinema e fumetto, il presente volume rappresenta un tentativo di sondarne le implicite contraddizioni e insieme il suo essere fucina di sperimentazione di linguaggi mediatici innovativi. Articolato in due parti, la prima a carattere più propriamente teorico, la seconda di analisi di una prassi in corso, il libro ribalta una celebre massima di Bertolt Brecht in una domanda diversa: è fortunato o sfortunato quel cinema che ha bisogno di (Super)eroi? Con saggi di: Diego Altobelli, Riccardo Fassone, Andrea Fontana, Alessandro Izzi, Luca Lardieri, Salviano Miceli, Emiliano Morreale, Fabiana Proietti, Emanuele Protano, Giovanni Spagnoletti.


 

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